Archive for the 'Social Network' Category

Case History : GetOlympus Online Marketing Strategy

Chi mi conosce probabilmente sa che le mie 2 più grandi “passioni” sono internet (qui) e la fotografia (qui e qui) :)

Fiero possessore di un Olympus E-30 cercando info sul mio prossimo obiettivo (inteso come “goal”, non solo come lente) (Zuiko 150 F2… magari :P) mi sono imbattuto diverso tempo fa nella campagna GetOlympus iniziata contestualmente al lancio delle Pen, le fantastiche micro4/3 Made in Oly che hanno creato un nuovo segmento nel mercato della fotografia.

Una campagna di Social Media marketing da manuale, ben pensata e che dimostra quello che si può fare con il mezzo se il progetto è ben strutturato e sopratutto integrato nei processi aziendali anche “offline” spesso difficili da coinvolgere.

Visto che può essere un buon spunto anche per il mercato italiano vi racconto un po’ gli spetti più interessanti della campagna.

Il cuore della campagna sono i 3 account social principali:

Twitter è usato come veicolo standard di promozione con circa 6/7 update giorno, Flickr ospita la comunità fotografica ma è la gestione di Facebook ad essere la vera chicca: una delle poche fanpage ben gestite e realmente engaging che conosca.

Appuntamenti settimanali di un ora con critiche fotografiche da parte di fotografi professionisti e famosi, session di q&a con direttori tecnici, marketing e persone del reparto IT Olympus, divisi per settore (oggi si parla di Pen domani della linea PRO, poi di compatte etc..)

Un tale livello di interazione con i team offline è realmente notevole sopratutto se penso a come normalmente vengono gestite e viste le attività social nelle aziende italiane da parte del management offline.

Questa volta peró si sono superati.

In questi giorni negli States hanno lanciato la campagna PenReady: hanno regalato 1000 E-PM1 in giro per New York City, Los Angeles, San Francisco, Toronto e Miami a gente “comune”, il tutto convogliando le foto dei fortunati 1000 in un blog Tumblr http://www.penready.com e veicolati attraverso Tweet, RT e link da Flickr e Facebook.

Mi fa strano non vedere Adwords, ho fatto qualche test ma non ho trovato annunci.

La notizia sta facendo il giro del mondo, e contemporaneamente stanno nascendo (forse causalmente, forse no) anche i canali Social di altri paesi, incluso l’europa con cui ho anche vinto un piccolo contest, l’Italia, dove è ottimamente gestito direttamente dal team Poliphoto, il distributore ufficiale.

Che dire… mi auguro che prima o poi iniziative (e budget!!!) di questo tipo arrivino anche a far capolino nelle strategie di Web Marketing delle aziende italiane, intanto alcune cose possiamo già prenderle ad esempio, senza la necessità di spendere un capitale in risorse ci sono tante belle cose da poter fare!

Chiudo con un bel VIVA Olympus… e con i miei personali complimenti a tutto lo staff @GetOlympus al Social Media Manager che ha messo in piedi l’iniziativa e ovviamente agli Italiani di Poliphoto.. sperando possano fare altrettando bene come il fratello maggiore US :)

Demagogia 2.0

Mi viene quasi da ridere a scrivere un post come questo ad paio di giorni di distanza alle mie critiche a Report.. ma come si dice quando ci vuole ci vuole ;)

Assisto con un po’ di sgomento al polverone delle ultime ore : Tutti vs Patrizia Pepe.

Riassunto della vicenda

Un’immagine del profilo facebook dell’azienda con una ragazza forse un po’ troppo magra (mah!); qualche critica su FB di alcuni utenti; risposte probabilmente un po troppo secche dal brand; qualche post su qualche forum di settore (web marketing) con segnalazione e implicito invito a nozze; qualche ora e tutto passa su twitter, sopratutto dopo la ripresa un po’ a gamba tesa di ninja, che ne fa un “case study”.

Una volta su twitter parte un vero e proprio “massacro” con un insolito botta e risposta dal Brand che decide in modo aperto e chiaro di rispondere punto per punto e soprattutto a tono ad ogni critica, usando un linguaggio forse discutibile, e che sicuramente non è facile trovare in una pagina istituzionale di brand.

Tralasciando da che parte stia la ragione, che non è oggetto di questo post, e tralasciando la gestione dell’account istituzionale su cui si è detto molto, forse anche a sproposito, vorrei fare qualche riflessione sul tema della demagogia sui social italiani e sui risvolti che può avere nella gestione della reputazione dei brand online.

Visto che lo faccio di mestiere mi perdoneranno le parti in causa (utenti e il brand) se prendo spunto da questa vicenda per questo post per analizzare il tipo di demagogia che quotidianamente “sopporto” prevalentemente su Facebook e Twitter.

Su Facebook personalmente vedo una demagogia dilagante ma tutto sommato innocua.

Se avete un profilo FB avrete diversi amici che postano quotidianamente link e frasi più o meno profonde, sagge, deprimenti, fighe etc… Il loro profilo FB è spesso specchio di quello che vorrebbero essere, non esiste però un secondo fine, semplicemente si proietta su FB un immagine diversa di noi stessi.

Scatenare su FB una protesta di massa anche per questo motivo è semplice, su fb è facile prendere posizione sopratutto su temi caldi (in questo caso l’anoressia) anche per il semplice desiderio di mostrare il nostro pernsiero a riguardo, e dire una cosa anche forte costa un click e pochi secondi, poi si chiude e non siamo tenuti ne a rispondere ne a risponderne, ne a dimostrare con i fatti come effettivamente la pensiamo sull’argomento.

Non dimentichiamo poi che soprattutto per chi ha scoperto le conversazioni online solo con facebook,  finire in trolling e flame infiniti è un attimo; la netiquette è un concetto ormai in disuso, ed è difficile resistere al massacro di massa, anche perchè non esiste moderazione una riconosciuta da tutti, ma solo una censura patita poco da molti.

Su Twitter (lasciatemela identificare per un attimo come la patria degli utenti “PRO”) la demagogia ha una veste diversa, e personalmente la vedo quasi sempre associata al #FAIL quando va bene al RT di #FAIL quando va male.

Il “FAIL Facile” è diventato il nuovo modo con cui i social media something italiani si autoproclamano tali, si sentono “ganzi” diremmo dalle mie parti, è il modo con cui i Guru diventano tali e trovano adepti, è il modo con cui gli aspiranti specialisti di SMM creano visibilità e autorità intorno al loro profilo.

Ti piace vincere facile? recita la pubblicità del gratta e vinci?

Ecco penso che certe rivolte di massa come quella che leggo adesso contro il brand PatriziaPepe (e anche parte dei commenti a Report di ieri, anche se il tema è decisamente diverso e anche la dinamica con cui si è propagata la discussione) siano realmente al limite del trolling. Questo anche se la gestione del canale da parte del brand (tipicamente ti aspetteresti un comunicato stampa non un botta e risposta con toni molto duri a mezzanotte e passa!) con forse un briciolo di ingenuità o forse un idea chiara e un po’ spregiudicata delle dinamiche della comunicazione online, non fa che alimentare la cosa, anche se probabilmente è anche un modo per definire chiaramente la posizione del marchio sulla faccenda.

Il problema, sopratutto degli operatori, è che si da per scontato che qualsiasi cosa un brand decide di fare su internet diventa immediatamente vivisezionabile e attaccabile da tutti i punti di vista, in pubblico e possibilmente in massa.

Credo sia una pratica scorretta ed evitabile che sicuramente non fa bene al settore sopratutto se “coordinata” da interventi incalzanti di vari operatori del settore che poi con i brand italiani ci mangiano.

Stiamo parlando delgli stessi operatori che incontri in giro e si lamentano che i brand italiani non si aprono al social media marketing.

Se un azienda scende “in piazza” deve evidentemente mettere in conto cose di questo tipo, ma da utenti, e soprattutto da professionisti del settore, ha senso partire alla carica e giocare ad un massacro “facile”?

E ci sono differenze nette con il caso di Report di ieri, perché se li mondo dei Social italiani è stato toccato sul vivo, questa volta il processo è totalmente diverso e guidato solo ed esclusivamente dalla voglia di partecipare ad una critica di massa, senza motivazioni dirette di nessun altro tipo.

Mi spiego: se a muoversi fosse stata un gruppo di persone coinvolte sul tema (anoressia) sarebbe stato diverso, ma qui si parla solo di operatori.. ma che senso ha?

Sicuramente la vicenda non finisce qui, mi aspetto di trovarla citata in presentazioni e convegni sul tema (e probabilmente non è neanche sbagliato), ed è probabile che venga portata come case di gestione del branding negativa (certi commenti sono oggettivamente un po’ oltre le righe, anche se quasi sempre in corrispondenza di messaggi altrettanto forti).

Resta il fatto che gli stessi utenti che comodamente criticano ogni virgola della comunicazione dei brand online vorrei vederli a mezzanotte e un quarto dietro una scrivania a gestire centinaia di tweet di insulti, magari un capo inferocito e il lavoro di tutti i giorni da portare avanti. Allora si che ci sarebbe da ridere ;)

La verità è che buona parte delle critiche arrivano da chi sa tanta teoria… e poca poca pratica!

Se si avesse vagamente presente la fatica che un marketing manager deve fare per portare un brand sul social, per convincere un top manager che lo scambio con gli utenti è un qualcosa di positivo, e che il web non è una giungla senza controllo o un mare pieno di squali, forse vicende come questa non esisterebbero.

NB: mi metto volentieri in mezzo agli operatori dal FAIL facile, probabilmente se scavo tra i miei tweet ce ne sono di fail o RT fail, la mia provocazione parte da una presa di consapevolezza del problema e dalla volontà di usare il mezzo in modo sempre più corretto costruttivo.

Aggiornamento

Alla fine c’è stato una giusta ammissione di colpa da parte del brand per i toni usati, ecco la comunicazione ufficiale sul blog aziendale: http://patriziape.pe/gvpsCJ

Report vs i Social Network?

Ogni tanto mi ricordo a cosa servono i blog, in questa “statusfera” ( non ricordo dove l’ho letto, il termine non è mio! ) trovare il tempo, la voglia e la necessità di scrivere un post mica è semplice :)

La puntata di ieri di Report di ieri però ha fatto parlare così tanto che ammazzarsi in 140 caratteri di tweet per cercare di spiegare cosa ne pensi è puro masochismo… preferisco quindi trasferire qui le mie opinioni e chiuderla qui ;)

Sulla rete si legge di tutto una vera rivolta digitale contro una trasmissione storicamente amata dai vari social network, ma ieri le cose sono andate diversamente, qualcuno dice perché si è toccato un nervo scoperto, o che in molti hanno la coda di paglia. Probabilmente in molti casi è vero.

Per come la vedo io il servizio è prima di tutto divisibile in 2 parti: da una parte una spiegazione di come guadagnano Google&FB, trattata bene e sulla quale ho veramente poco da dire.

Dall’altra un focus su pericoli della gestione della privacy e dell’iscrizione e l’utilizzo in particolare di FB dove se da una parte non è stato detto niente falso, non nascondo mi ritrovo un po’ meno…

Una certa approssimazione, qualche precisazione non fatta, un tono da caccia alle streghe… tutto montato ad hoc per dimostrare il “male” che sta dietro a questo tipo di Servizi.

Male che non mi sento neanche di escludere a priori, intendiamoci! Se avessi un figlio di 12 anni oggi sarei terrorizzato all’idea di lasciarlo davanti ad un pc (anzi un mac! :P) N ore al giorno senza controllo.

Non penso assolutamente che tutto ciò che è “internet” sia buono, ne che tutto ciò che è “social” o “condivisione” sia buono, ma è un qualcosa di inevitabile, nascondersi dietro ad un dito, demonizzare lo strumento, ammonire e terrorizzare i genitori che hanno i figli su FB… non serve a niente, anzi, alimenta ancora di più quella frattura tra genitore/figlio che da ancora più potere al mondo digitale.

Viviamo in Streaming, è un dato di fatto, e sarà sempre peggio!

Serve formazione, non solo informazione, serve convincere la gente a studiare per rendere il più innocuo possibile uno strumento che volenti o nolenti sempre di più farà parte della nostra vita, serve far vedere come si può difendersi da queste insidie, non dimostrare che ci sono e chiuderla li… Qualcuno potrebbe pensare che non ci si può fare niente, in realtà come user “avanzati” sappiamo che ci sono diversi modi di utilizzare FB, tutti hanno dei compromessi, ma fare di tutta un erba un fascio è un pò riduttivo forse…

Un’ultima considerazione su quello che considero anche un autogol: la scelta di omettere certi particolari e di trattare il tema in modo un po’ leggero per sostenere una tesi si è dimostrata particolamente pericolosa anche da un altro punto di vista, perchè in diversi si sono fatti la domanda: e se ogni argomento è trattato così?

Vabbè.. aspettiamo Diaspora*, e nel frattempo.. voi che ne pensate?

EDIT: la risposta della Gabanelli

3,2,1 Buzz!

Così, un 9 febbraio qualunque, arriva Google Buzz..

Voi che ne pensate…? Non mi dilungo qui, visto che ho appena scritto un post sul blog d’agenzia, e che l’ho scritto li che altrimenti Nicola mi licenzia, mi limito a mettere i primi 5 aggettivi che mi vengono in mente così di getto:

  • Figo
  • Caotico
  • Divertente
  • Embrionale
  • Subdolo

E la vostra top five qual’è?

Social Media Metrics

Con l’avvento di nuove strategie di web marketing anche i KPI usati per misurare le attività di promozione online si adattano a quello che effettivamente devono generare.

Se una campagna di keyword advertising le metriche standard sono facilmente identificabili quando si cambia ambito e tipologia di progetto anche le metriche da individuare sono più complesse.

Già da tanto tempo fa sono state identificate una serie di metriche da associare come KPI ai progetti di Social Media Marketing:

  • l’impatto sul sito (visite, pageview, conversioni etc..)
  • distribuzione del contenuto su vari media e SN
  • viralizzazione del contenuto
  • sentiment sull’iniziativa
  • reputazione sull’iniziativa
  • influenza ed engagment negli utenti
  • tempsitiche di propagazione e crollo dei meccanismi virali
  • etc.. etc..

Il problema è quanto ci vuole a metter e in piedi una reportistica di un certo tipo?

Se per un report di web analtyics classico si possono usare piattaforme valide e gratuite e una tipologia di reportistica “standard” quando si va a misurare attività di questo tipo il problema diventa complesso, gli strumenti non sono gratuiti, gli ambiti di analisi sono molteplici, il tempo da dedicare è sicuramente di più, per essere completa rischia addirittura di diventare un attività più impegnativa della campagna stessa.

Dove sta il trucco allora..? In attesa di strumenti gratuiti in grado di fare ricerche (anche in italiano.. sulla distribuzione di un contenuto online, con tanto di analisi di tapo semantico) il trucco sta nel definire sempre nella campagna un obiettivo specifico (qualcuno starà pensando… ma va!), è facile infatti per i contest (ad esempio, sono stato invitato in questi giorni ad un contest della CAT per “disegnare” un paio di CAT attraverso un’applicazione facebook, si misura quante “scarpe” vengono disegnate e almeno una prima approssimazione dell’andamento di campagna c’è) è difficle invece per progetti legati alla generazione di brand awareness.

Di solito noi gestiamo la cosa tramite un analisi numerica molto frequente ma meno approfondita (es, senza sentiment quindi più leggera) sul funzionamento dell’iniziativa, in grado di dare feedback sulla partecipazione con una frequenza molto molto alta; per chiudere poi alla fine con un report generale che oltre alle caratteristiche spiegate precedentemente include attività tipo la misurazione dei volumi di ricerca per brand, la modifica dei comportamenti degli utenti online su certe aree del sito, cercando anche di capire “quanto” dura un eventuale comportamento diverso dell’utente.

Inn questo modo è possibile dare feedback continui sulla campagna a basso costo “orario” e approfondire solo in una fase finale.

Voi invece..? cosa usate… e quanto tempo impiegate a fare un report “serio” di questo tipo..?

Google testa sul larga scala gli UGC anche nelle SERP

Uno screenshot vale più di mille parole :)

Questo è quello che mi sono trovato davanti oggi, ad una ricerca su Google.com in inglese, questo tipo di SERP viene mostrata solo se sono loggato.

Ne parlavo circa un anno fa qui e qui quando era un esperimento chiuso a pochi “eletti”.

Prima di abilitare il tutto Google ci informa che i commenti sono pubblici e saranno visualizzati anche agli altri utenti scelti per l’esperimento.

Per concludere riporto un pezzettino del mio commento alla news dell’anno scorso fatto proprio su Seonida:

Pensiamo però al valore che un dato di questo tipo potrebbe avere se usato per fare data mining, proprio perchè dichiaratamente chiuso alle SERP (nda: Google ha dichiarato che non influenza le serp degli altri utenti.).

Ipotizziamo di utilizzarlo per un paio di anni, dimostrando alla comunità seo che non ha effetto sulle serp e raccogliere le “preferenze” degli utenti. Preferenze “vere”.

Se tutti lo usassero per migliorare la loro esperienza di ricerca sui motori Google potrebbe usare questi dati per tentare di “estrapolare” fattori comuni tra siti “preferiti” tra gli utenti.

Faccio qualche esempio stupido : quantità di testo in rapporto alla pagina, utilizzo di foto più o meno grandi, freschezza delle notizie, frequenza di aggiornamento etc..

Non applicare quindi alle SERP dei modificatori sulla base di chi è votato, a ma sulla base di perchè è votato.

Sempre la solita cosa, tentare di formalizzare i comportamenti che portano un utente ad una scelta e applicarli in modo algoritmico.

La cosa differente rispetto alla news dello scorso anno è che sembra che tutti gli utenti loggati vedano questa modifica! O che comunque il test sia su larga scala.

Non resta che studiare adesso l’impatto che potrà avere sulle problematiche relative alla gestione della reputazione online!

PS: queste sono le cose che mi fanno adorare questo lavoro ;)

Dividere un blog tra post inerenti il lavoro e post personali.

Non credo di essere l’unico ad aver iniziato un blog per gioco, e ad essersi ritrovato in mano un’arma a doppio taglio, spesso usate per comunicazioni totalmente diverse, ma con un unico canale di comunicazione (la home, e il suo feed rss).

Anche per questo motivo più volte ho pensato a come dividere i post “personali” da quelli “work based” senza dover necessariamente creare un nuovo blog, cosa sicuramente onerosa per un infinità di fattori.

Per chi avesse i miei stessi problemi, ecco cosa ho pensato per gestire meglio questa situazione, sperando di portare a termine le modifiche prima possibile:

  • Taggo i post personali in una categoria apposita, nel mio caso Extra.
  • Tramite un plugin non mostro i post di questa categoria in homepage (prediligo il canale Work-Based).
  • Creo tramite Yahoo Pipes 2 Feed RSS, permettendo ai miei visitatori di iscriversi ad un feed che non include i post di quella categoria.
  • Rendere i feed “friendly” tramite feedburner.

Via dalla Home

Per quanto riguarda il plugin che permette questa operazione si chiama Hide on Homepage il funzionamento è un pò macchinoso, non si può scelgliere la cateogoria direttamente va aggiunto un campo nei “custom fields” in wordpress, e la cosa va fatta post per post.

Se consideriamo però la home e il feed possiamo limitare l’operazione a pochi post.

Un blog, più feed RSS

La divisione dei feed attraverso Yahoo Pipes è semplicissimo, basta giocare un pò con lo strumento.

In caso contrario ho “pubblicato” le mie pipes (uno e due), potete semplicemente duplicarle e usarla come meglio credete, dovrete solo cambiare l’url del feed e il nome della categoria, come da screen:

Friendly Feed

L’ultimo passo è rendere i feed accessibli (gli url di pipes lasciano a desiderare :P).

Basta iscriversi a feedburner e mettere i 2 feed rss in url che siano facilmente richiamabili. Per questo passaggio non metto screen :)

Risultato

Il risultato sono questi 3 feed RSS (presto riadatterò il template per rendere più evidente la cosa):

Con questa metodologia potete fare qualsiasi tipo di esperimento e creare ogni tipo di feed Rss.

Il super Feed

Se invece avete visitatori particolarmente esigenti potete dare loro la possibilità (sempre tramite Pipes) di creare il proprio Feed Personalizzato, basta scrivere le categorie che vi interessano e il feed è pronto :)

Sentitivi liberi di duplicare le pipes e dare consigli :)

Varie : Libertà digitale a rischio? Digg si Ribella a RIAA e MPAA!

In queste ultime ore sta succedendo un bel polverone a causa del “Cease and Desist” ricevuto da Digg.Com per i codici relativi all crack dei dispositivi HD DVD in base al DMCA (“digital millennium copyright act”) ovvero il documento che regola la circolazione di informazioni sui media digitali (blog, social network, siti etc..)

Pochi giorni fa è stato craccato il sistema in grado di proteggere i dispositivi HD DVD.
La RIAA ha mandato a DIGG un Cease and Desist (tradotto “cessa e desisti”) per il posting di storie dove fosse presente questo codice.

Inizialmente DIGG aveva accettato l’ordine, ma a sopresa Kevin Rose, fondatore di digg si è proclamato “paladino della libertà digitle” (aka William Wallace :P) è ha messo su questo post!

La cosa ha dell’incredibile, è forse la prima volta che una realtà nascente e promettente si ribella a questo tipo di meccanismi in un modo così eclatante sfacciato e potente, un applauso allo staff di digg.. chissa come si comporterà oknotize (se ne parla già qui) :)

quasi dimenticavo…. DIGGATE :)

Posted by DSoM in Digg, Social Network, Web 2.0

Internet : Google vs MSN vs YAHOO vs DIGG – Traffic Details


5 Years traffic details…

Would you say that?

Posted by DSoM in Digg, Google, Yahoo
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