E’ dal mio primo anno in Intarget (2007) che partecipo allo IAB Forum di Ottobre/Novembre… 5 anni, 5 IAB, tanti cambiamenti, anche se qualcuno dice non abbastanza.
La verità è che con il crescere dell’attenzione verso l’evento, nella ricerca di essere sempre più “mainstream” la quantità di tipologie differenti di possibili partecipanti aumenta ogni anno.
Mi è capitato in quest’ultima due giorni di confrontarmi con diverse persone che si lamentavano della qualità di questo o quello speech, e anche di leggere qualche articolo un po’ polemico sull’evento.
Visto che ho 2h di treno (nda: post scritto ieri sul milano-firenze) e mi annoio provo a darvi la mia opinione su cos’è IAB Forum, e sul perchè è difficile accontentare tutti.
Vediamo intanto un paio di elenchi dei partecipanti “medi” allo IAB Forum…
Lato espositori:
- area media e concessionarie
- motori di ricerca
- piattaforme varie (tutto il mondo email)
- altre piattaforme varie (web analytics & co)
- altre piattaforme varie (web reputation & co)
- Web Agency “classiche”
- testate giornalistiche di settore
- agenzie di consulenza Web Something (noi di Intarget Group siamo qui dentro)
- varie ed eventuali di settore
- varie ed eventuali che a volte mi chiedo che ci fanno
Lato partecipanti:
- venditori di qualsiasi cosa per cui ogni stand è possibile cliente (e che temo non vendano un cavolo)
- le solite 2 piattaforme di bidding management tedesche
- proprietari di siti vari che cercano db per dem da comprare o da vendere (meritano una cat a parte da quanti sono)
- clienti medi direttamente nella figura dell’imprenditore e/o addetto web interno
- clienti grandi nella figura spesso del (Web) Something Manager dove Something sta per qualsiasi cosa tranne developer
- curiosi, blogger di varie razze e qualche “blogstar” ormai convertita a twitter
- operatori del settore (area consulenza) freelance o di agenzia con un minimo di know how e interesse tecnico per uno o più aree vertical di solito discusse solo nei workshop in cerca di spunti reali (80% dei twit sul tema viene da qui e dalla categoria blogger&co, il restante 20% dalle aziende che accendono twitter dal 10 ottobre al 10 novembre)
- universitari che da grande vogliono fare i (Web) Somenthing Manager e che vedendo questa giostra si fanno un idea sbagliata del mondo
- tutto il resto degli operatori di cui sopra nei vari livelli della catena dal manager all’operatore
- giornalisti generici
- giornalisti di settore
- quelli che vengono solo per ascoltare l’ospitata dell’anno (che va da Anderson a Huffington passando per Fini e Romani)
- quelli che vengono solo per gadget e cibo e non hanno idea di cosa si parli
- i ladri di macbook (li mortacci vostri)
- standiste dalle gambe lunghe e le gonne corte
- addetti all’area food
- l’intera macchina IAB (grazie ragazzi!)
Sicuramente mi sono scordato qualcosa, integrate pure :)
Ora, e non me ne voglia nessuno che mi sono dimenticato, ma mi spiegate come si fa a giudicare “complessivamente” un evento così complesso? Come si fa a dargli un voto e a tirare le somme da un punto di vista “globale”?
E soprattutto nei vari workshop o interventi, a chi dovrebbe parlare l’espositore standard IAB? e con che registro e livello di dettaglio…?
I giornalisti vanno in plenaria a cercare di capire il mood dell’evento, qualcuno (di settore) si arrabbia perché è sempre la solita solfa (“il prossimo è l’anno del mobile” la sento dal 2008 e la dico dal 2010), qualcuno (generalista) si esalta per qualche citazione che può riportare sul prossimo numero, come un fotografo che si accontenta di un paio di scatti belli da un viaggio… (nda: ma nei workshop ci passate mai?)
La plenaria, anche qui ne sento dire tantissime: ad ogni iab passano dallo stand mille esaltati e mille delusi!
Forse qui qualcosa si potrebbe fare, esiste tutta una parte di web che in plenaria non ci finisce mai, e magari dovrebbe.. visto quanto è eterogeneo il mondo che segue il settore differenziare il tipo di intervento andando a ricercare e affrontare tutti quei temi e quelle novità che scuotono realmente il settore (e non parlo di social e mobile) potrebbe essere interessante.
Per dirne una nel 2011 devo ancora spiegare ad un sacco di gente cos’è la Web Analytics. Ed è GRAVE.
Anche nei Workshop son dolori, anche qui mille delusi e mille esaltati.
Il problema anche qui è che i workshop sopratutto sono invasi di operatori del settore, gente che “ci capisce” e che di solito vorrebbe sentire veramente spunti e novità, e si annoia facilmente ad ascoltare quello che invece serve al (WEB) Something Manager dell’azienda XYZ, anche lui presente nei vari vertical affrontati (search, analytics, email, reputation etc..).
La cosa buffa è che il Web Something Manager è quello che indirettamente ti paga lo stipendio quindi in teoria dovresti parlare a lui.. ma l’esperto è quello che ti cazzia su twitter se fai 20 minuti con insight ad un livello un po’ troppo alto. Non facile trovare la via di mezzo e prendere capra e cavoli :)
Personalmente per ogni speech (workshop) che ho fatto in IAB (4 ad oggi) le ho provate un po’ tutte e ho sempre avuto chi si complimentava e chi si lamentava. Spesso sugli stessi temi.
Fidatevi trovare un bilanciamento è dura… l’unica cosa facile, anche se qualcuno non l’ha capita ancora, è evitare di esagerare con il “cavolo se sono bravo” un po’ ci sta per carità… ma poi basta che altrimenti @Nelli vi cazzia ;)
Chiudo con la mia visione dell’evento, che solo i miei amici tecniconi seguiranno senza andare su Wikipedia: quando alzi il budget e spari kw un po’ fuori target con CPC aggressivi il traffico aumenta subito… il problema è se poi vai a vedere che succede al bounce rate… ed e’ inevitabile! A volte serve però, basta saperlo prima, avvisare il cliente e regolarsi quando fai poi il report ;)
Ci “vediamo” al prossimo IAB, chiunque voi siate :)
Riesco a scrivere il mio posto sul treno di andata, a pochi minuti dall’inizio… sempre meglio di niente :)
Il motto di quest’anno è “the new normal“, (Urban Dictionary spiega come viene usato il termine negli states) l’idea che quella che ieri era una niccha è oggi diventata la “nuova normalità”. In realtà a girare per le aziende ti accorgi che di strada da fare ne abbiamo ancora tantissima… anche se almeno l’abbiamo imboccata!
Il web, purtoppo, non è ancora la “nuova normalità”, certo è che non possono più permettersi di ignorarlo totalmente, e che volenti o nolenti i big spender, sopratutto quelli che in TV hanno una presenza costante e importante in termini di budget economici sono costretti a curiosare al di là del muro, per vedere cosa succede da queste parti :)
Nonostante la volontà ci sia, rimane però ancora vero che i budget in quest’area rimangono marginali rispetto agli spending sull’offilne, sopratutto se parliamo di consulenza, e non di budegt pubblicitari.
Per troppi (non per tutti!) “fare digital” vuol dire aprire una fanpage su FB e spendere qualche decina di k in più del solito in budget media… quanto è lontano dalla verità?
Per me la chiave di tutto è una sola: formazione, formazione, formazione.
Solo passando per persone realmente consapevoli del mezzo (e non intortate senza neanche capire cosa stanno comprando) questo settore può arrivare dove dovrebbe arrivare.
Via, se volete continuare la conversazione mi trovate allo stand di Intarget Group (G1), vi aspetto! :)
Per chi vuole seguire l’evento ricordo che l’hashtag ufficiale è #iabforum
Chi mi conosce probabilmente sa che le mie 2 più grandi “passioni” sono internet (qui) e la fotografia (qui e qui) :)
Fiero possessore di un Olympus E-30 cercando info sul mio prossimo obiettivo (inteso come “goal”, non solo come lente) (Zuiko 150 F2… magari :P) mi sono imbattuto diverso tempo fa nella campagna GetOlympus iniziata contestualmente al lancio delle Pen, le fantastiche micro4/3 Made in Oly che hanno creato un nuovo segmento nel mercato della fotografia.
Una campagna di Social Media marketing da manuale, ben pensata e che dimostra quello che si può fare con il mezzo se il progetto è ben strutturato e sopratutto integrato nei processi aziendali anche “offline” spesso difficili da coinvolgere.
Visto che può essere un buon spunto anche per il mercato italiano vi racconto un po’ gli spetti più interessanti della campagna.
Il cuore della campagna sono i 3 account social principali:
Twitter è usato come veicolo standard di promozione con circa 6/7 update giorno, Flickr ospita la comunità fotografica ma è la gestione di Facebook ad essere la vera chicca: una delle poche fanpage ben gestite e realmente engaging che conosca.
Appuntamenti settimanali di un ora con critiche fotografiche da parte di fotografi professionisti e famosi, session di q&a con direttori tecnici, marketing e persone del reparto IT Olympus, divisi per settore (oggi si parla di Pen domani della linea PRO, poi di compatte etc..)
Un tale livello di interazione con i team offline è realmente notevole sopratutto se penso a come normalmente vengono gestite e viste le attività social nelle aziende italiane da parte del management offline.
Questa volta peró si sono superati.
In questi giorni negli States hanno lanciato la campagna PenReady: hanno regalato 1000 E-PM1 in giro per New York City, Los Angeles, San Francisco, Toronto e Miami a gente “comune”, il tutto convogliando le foto dei fortunati 1000 in un blog Tumblr http://www.penready.com e veicolati attraverso Tweet, RT e link da Flickr e Facebook.
Mi fa strano non vedere Adwords, ho fatto qualche test ma non ho trovato annunci.
La notizia sta facendo il giro del mondo, e contemporaneamente stanno nascendo (forse causalmente, forse no) anche i canali Social di altri paesi, incluso l’europa con cui ho anche vinto un piccolo contest, l’Italia, dove è ottimamente gestito direttamente dal team Poliphoto, il distributore ufficiale.
Che dire… mi auguro che prima o poi iniziative (e budget!!!) di questo tipo arrivino anche a far capolino nelle strategie di Web Marketing delle aziende italiane, intanto alcune cose possiamo già prenderle ad esempio, senza la necessità di spendere un capitale in risorse ci sono tante belle cose da poter fare!
Chiudo con un bel VIVA Olympus… e con i miei personali complimenti a tutto lo staff @GetOlympus al Social Media Manager che ha messo in piedi l’iniziativa e ovviamente agli Italiani di Poliphoto.. sperando possano fare altrettando bene come il fratello maggiore US :)
Mi viene quasi da ridere a scrivere un post come questo ad paio di giorni di distanza alle mie critiche a Report.. ma come si dice quando ci vuole ci vuole ;)
Assisto con un po’ di sgomento al polverone delle ultime ore : Tutti vs Patrizia Pepe.
Riassunto della vicenda
Un’immagine del profilo facebook dell’azienda con una ragazza forse un po’ troppo magra (mah!); qualche critica su FB di alcuni utenti; risposte probabilmente un po troppo secche dal brand; qualche post su qualche forum di settore (web marketing) con segnalazione e implicito invito a nozze; qualche ora e tutto passa su twitter, sopratutto dopo la ripresa un po’ a gamba tesa di ninja, che ne fa un “case study”.
Una volta su twitter parte un vero e proprio “massacro” con un insolito botta e risposta dal Brand che decide in modo aperto e chiaro di rispondere punto per punto e soprattutto a tono ad ogni critica, usando un linguaggio forse discutibile, e che sicuramente non è facile trovare in una pagina istituzionale di brand.
Tralasciando da che parte stia la ragione, che non è oggetto di questo post, e tralasciando la gestione dell’account istituzionale su cui si è detto molto, forse anche a sproposito, vorrei fare qualche riflessione sul tema della demagogia sui social italianie sui risvolti che può avere nella gestione della reputazione dei brand online.
Visto che lo faccio di mestiere mi perdoneranno le parti in causa (utenti e il brand) se prendo spunto da questa vicenda per questo post per analizzare il tipo di demagogia che quotidianamente “sopporto” prevalentemente su Facebook e Twitter.
Su Facebook personalmente vedo una demagogia dilagante ma tutto sommato innocua.
Se avete un profilo FB avrete diversi amici che postano quotidianamente link e frasi più o meno profonde, sagge, deprimenti, fighe etc… Il loro profilo FB è spesso specchio di quello che vorrebbero essere, non esiste però un secondo fine, semplicemente si proietta su FB un immagine diversa di noi stessi.
Scatenare su FB una protesta di massa anche per questo motivo è semplice, su fb è facile prendere posizione sopratutto su temi caldi (in questo caso l’anoressia) anche per il semplice desiderio di mostrare il nostro pernsiero a riguardo, e dire una cosa anche forte costa un click e pochi secondi, poi si chiude e non siamo tenuti ne a rispondere ne a risponderne, ne a dimostrare con i fatti come effettivamente la pensiamo sull’argomento.
Non dimentichiamo poi che soprattutto per chi ha scoperto le conversazioni online solo con facebook, finire in trolling e flame infiniti è un attimo; la netiquette è un concetto ormai in disuso, ed è difficile resistere al massacro di massa, anche perchè non esiste moderazione una riconosciuta da tutti, ma solo una censura patita poco da molti.
Su Twitter (lasciatemela identificare per un attimo come la patria degli utenti “PRO”) la demagogia ha una veste diversa, e personalmente la vedo quasi sempre associata al #FAIL quando va bene al RT di #FAIL quando va male.
Il “FAIL Facile” è diventato il nuovo modo con cui i social media something italiani si autoproclamano tali, si sentono “ganzi” diremmo dalle mie parti, è il modo con cui i Guru diventano tali e trovano adepti, è il modo con cui gli aspiranti specialisti di SMM creano visibilità e autorità intorno al loro profilo.
Ti piace vincere facile? recita la pubblicità del gratta e vinci?
Ecco penso che certe rivolte di massa come quella che leggo adesso contro il brand PatriziaPepe (e anche parte dei commenti a Report di ieri, anche se il tema è decisamente diverso e anche la dinamica con cui si è propagata la discussione) siano realmente al limite del trolling. Questo anche sela gestione del canale da parte del brand (tipicamente ti aspetteresti un comunicato stampa non un botta e risposta con toni molto duri a mezzanotte e passa!) con forse un briciolo di ingenuità o forse un idea chiara e un po’ spregiudicata delle dinamiche della comunicazione online, non fa che alimentare la cosa, anche se probabilmente è anche un modo per definire chiaramente la posizione del marchio sulla faccenda.
Il problema, sopratutto degli operatori, è che si da per scontato che qualsiasi cosa un brand decide di fare su internet diventa immediatamente vivisezionabile e attaccabile da tutti i punti di vista, in pubblico e possibilmente in massa.
Credo sia una pratica scorretta ed evitabile che sicuramente non fa bene al settore sopratutto se “coordinata” da interventi incalzanti di vari operatori del settore che poi con i brand italiani ci mangiano.
Stiamo parlando delgli stessi operatori che incontri in giro e si lamentano che i brand italiani non si aprono al social media marketing.
Se un azienda scende “in piazza” deve evidentemente mettere in conto cose di questo tipo, ma da utenti, e soprattutto da professionisti del settore, ha senso partire alla carica e giocare ad un massacro “facile”?
E ci sono differenze nette con il caso di Report di ieri, perché se li mondo dei Social italiani è stato toccato sul vivo, questa volta il processo è totalmente diverso e guidato solo ed esclusivamente dalla voglia di partecipare ad una critica di massa, senza motivazioni dirette di nessun altro tipo.
Mi spiego: se a muoversi fosse stata un gruppo di persone coinvolte sul tema (anoressia) sarebbe stato diverso, ma qui si parla solo di operatori.. ma che senso ha?
Sicuramente la vicenda non finisce qui, mi aspetto di trovarla citata in presentazioni e convegni sul tema (e probabilmente non è neanche sbagliato), ed è probabile che venga portata come case di gestione del branding negativa (certi commenti sono oggettivamente un po’ oltre le righe, anche se quasi sempre in corrispondenza di messaggi altrettanto forti).
Resta il fatto che gli stessi utenti che comodamente criticano ogni virgola della comunicazione dei brand online vorrei vederli a mezzanotte e un quarto dietro una scrivania a gestire centinaia di tweet di insulti, magari un capo inferocito e il lavoro di tutti i giorni da portare avanti. Allora si che ci sarebbe da ridere ;)
La verità è che buona parte delle critiche arrivano da chi sa tanta teoria… e poca poca pratica!
Se si avesse vagamente presente la fatica che un marketing manager deve fare per portare un brand sul social, per convincere un top manager che lo scambio con gli utenti è un qualcosa di positivo, e che il web non è una giungla senza controllo o un mare pieno di squali, forse vicende come questa non esisterebbero. NB:mi metto volentieri in mezzo agli operatori dal FAIL facile, probabilmente se scavo tra i miei tweet ce ne sono di fail o RT fail, la mia provocazione parte da una presa di consapevolezza del problema e dalla volontà di usare il mezzo in modo sempre più corretto costruttivo.
Aggiornamento
Alla fine c’è stato una giusta ammissione di colpa da parte del brand per i toni usati, ecco la comunicazione ufficiale sul blog aziendale: http://patriziape.pe/gvpsCJ
Dati come questi oltre a dare uno spaccato “VERO” di come anche un evento tipicamente “1.0″ crea interazione con la rete nel 2010, con che tempi, e con che modalità dovrebbero far riflettere, e non poco, sulle potenzialità che questi mezzi hanno per la promozione del territorio.
Io sono sempre più convinto che questa “roba” andrebbe insegnata ai ragazzini, almeno quanto la matematica :)
Prima della presentazione un ringraziamento va ovviamente a Robi per avermi coinvolto prima come fotografo, poi come analista, il comune di Capoliveri e Claudia Lanzoni per aver creduto nel progetto e ovviamente tutti i blogger che hanno accettato di compilare i miei XLS folli e un pò pallosi, ma ai quali ricordo che senza numeri, saremmo solo fuffa ;)
Voglio anche ringraziare pubblicamente chi sta riconoscendo il valore dell’iniziativa diffondendo questi dati su internet, sono in diversi, ma una su tutte particolarmente autorevole visto il topic, mi ha fatto particolarmente piacere, grazie Roberta ;)
Commenti e idee, come al solito, sempre benvenuti.
Di ritorno da uno Iab Forum 2010 scoppiettante dove si dice si sono passati i 10.000 iscritti tiro giù due righe che probabilmente neanche pubblicherò ;)
E’ il mio quarto IAB e come al solito non sono riuscito a vedere nemmeno un workshop (tranne il mio!) quindi i commenti su quelli, o sulla plenaria li lascio ad altri.
Sono molto contento invece della riuscita dello speech sul Search Marketing a cui ho partecipato come relatore: una sala a “tre colonne” da credo circa 400 persone piena fino all’orlo con qualcuno in piedi e qualcuno a sedere per terra nonostante una posizione (-1) scomoda e sicuramente nascosta ai più.
Segno che dopo tutto, e nonostante tutto, la Search “continua a tirare” :)
Il dato forte che continua a rimbalzare da un blog all’altro è il MILIARDO di Euro investiti globalmente nel mercato internet italiano e di cui, anche se questo rimbalza meno, quasi il 50% è Search (ADV).
Nereo nel suo speech ci ricorda come da quel conto mancano però le infinità di competenze fatte proprie “in toto” dalle agenzie di “search marketing” ormai vanno ben oltre alla SEO classica dedicandosi infatti a tempo pieno all’analisi delle performance, Web Analytics, test usabilità (Eye Tracking, A/B, MVT etc..), reputazione online e per le infinità di declinazioni più o meno search-centriche a cui siamo abituati, proprio perchè tutto gira intorno al motore e perchè l’evoluzione continua di questo strumento ci COSTRINGE ad evolverci a ritmi altissimi.
In un mondodi belle parole e banner scintillanti sempre più invasivi (e costosi!) il cui scopo e trasformare in una comunicazione MONODIREZIONALE in stile TV un mezzo che monodirezionale non è… sono felice di lavorare in un settore dove anno dopo anno si portano risultati con budget ridicoli e si spinge per un evoluzione vera che tenga conto di tutto quello che succede sul web e sempre focalizzata a ROI e risultati e non solo ad una creatività troppo spesso (ma non sempre… vedi il semplice ed efficace “the web is”) fine a se stessa.
Sono felice di lavorare in un mondo dove guardiamo quasi solo quello che succede DOPO il click, perché prima non conta un granché e dove se qualcosa non funziona si può intervenire al volo, e non “alla prossima campagna”.
Sono felice di vedere come allo speech sul search marketing le presentazioni da ormai diversi anni parlano dei riflessi che la ricerca ha nella vita delle persone e non più di di motori di ricerca, e che fare search marketing sia diventato a tutti gli effetti prevedere dove e come si svilupperanno bisogni degli utenti.
Sono infine felice e di vedere che il pubblico continua ad apprezzare la “ricerca” che questo settore, più di ogni altro sul web, continua a fare per migliorare se stesso e le performance dei propri clienti.
Concludo quindi con un ringraziamento “globale” a tutti i Search Marketer in erba o ormai di vecchio pelo, indipendentemente dall’acronimo con cui si fanno chiamare, che sono convinto rendano realmente il web un posto migliore! (ma si.. esageriamo ;) ! )
Long life to Search!
PS:
Tra qualche giorno qui ci sarà il video del mio intervento, e qui sotto ci sono le “slide” :)
Arriva novembre e siamo nuovamente a parlare di IAB FORUM! :)
Rapidamente, anche quest’anno ho un intervento sul Search Marketing, il 3 novembre, Sala Verde ore 16.00, parleremo di Search Marketing e misurazione, il titolo è Search Intelligence: misurare per ottimizzare le strategie di Search Marketing.
Se passate di li vi aspetto anche allo stand Intarget (E5) per un aperitivo.
Qualche info e anticipazione in più sull’intervento la trovate qui!
Ma dimmi te se voleva un Laconese per fare qualcosa di innovativo all’Isola d’elba? ;)
Vabbè… considerando che i Laconesi sono quasi Capoliveresi posso solo esserne fiero…. ;)
Scherzi a parte, arriviamo al dunque, ogni anno l’ultima domenica di settembre (o la prima di ottobre) si svolge a Capoliveri la Festa dell’Uva… un evento bellissimo “atto a” (® by sbranex) ripercorrere tutte le tradizioni della vendemmia a Capoliveri e sopratutto a far ubriacare 3/4 del paese, mettendo in scena una competizione senza esclusioni di colpi (e di fiasco!) tra 4 rioni
:
LA FORTEZZA (quelli bellissimi azzurri cielo..)
Il Fosso (colore Verde rospo)
La Torre (colore Giallo becco)
Il Baluardo (colore Rosso sanguinaccio)
Il paese viene diviso in 4 blocchi che rievocano una vendemmia in un particolare periodo storico (nelle scorse edizioni si è passato dal medioevo, pre e dopo guerra, anni 60, anni 70 etc etc.. ) con una particolare attenzione ai dettagli e agli avvenimenti locali del luogo: dalle sassate a Napoleone (Capoliveri fu l’unico* paese a riberllarsi al suo “dominio”) a Cafiero che ritira la squadra..!
Il tutto condito da buon vino , mosto, musica, gente vestita da contadini e cibo locale!
Ecco se cercate su google, youtube, flickr & co info sulle scorse edizioni (la festa è attiva dal 96) trovate qualcosa, ma molto molto poco rispetto al successo che questa festa ha ogni anno con diverse migliaia di partecipanti.
Ecco Robi Veltroni quest’anno ha avuto un idea grandiosa, in grado forse di far capire, finalmente, alle amministrazioni elbane le potenzialità dei nuovi media.
Un social media team composto da 15 blogger di alto calibro (ci saranno ad esempio Francesca e Nelli, Tuscanicious e molti altri) per documentare l’iniziativa e riempire il web di tutto quello che succede a Capoliveri nella 3 giorni della festa :)
Io ho l’onere e l’onore di essere tra la cerchia di blogger non con questo blog, ma con il mio piccolo blog fotografico, quindi ripassate di li la prima settimana di ottobre e troverete qualcosa. Partecipo forse più come Capoliverese (ho fatto diverse edizioni da partecipante!) che da blogger, ma sono molto contento dell’iniziativa.
Ringrazio quindi Robi per l’invito, sono sicuro che l’idea avrà un gran successo, spero vivamente possa dare una scossa alle amministrazioni, decisamente ancorate ad un marketing territoriale veramente veramente vecchio…
Per chiudere, e iniziare a trascinarvi nel clima della festa vi post l’inno ufficiale della Fortezza (se non si fosse capito a che parte tengo) :P
Inno ufficiale della Fortezza
Da noi c’è cortesia il vino e l’allegrezza,
siamo de la Fortezza, siamo de la Fortezza,
da noi c’è cortesia il vino e l’allegrezza,
siamo de la Fortezza, ci dovete rispettà.
Quando Dio creò il mondo fece per noi Fortezza,
il resto è una schifezza, il resto è una schifezza,
quando Dio creò il mondo fece per noi Fortezza,
il resto è una schifezza, un ci dovete andà.
Se andate su la Torre vi viene il crepacuore,
un ci batté mai sole, un ci batté mai sole,
se andate su la Torre vi viene il crepacuore,
un ci batté mai sole, un ci dovete andà.
Il Fosso è ormai ricolmo d’acquaccia puzzolente,
che fa ammalà la gente, che fa ammalà la gente,
il Fosso è ormai ricolmo d’acquaccia puzzolente,
che fa ammalà la gente, un ci dovete andà.
Se andate al Baluardo vi accolgono col dardo,
è gente bellicosa, è gente bellicosa,
se andate al Baluardo vi accolgono col dardo,
è gente bellicosa, un ci dovete andà.
Venite alla Fortezza c’è il vin che dà allegrezza,
PPS: è altamente probabile che, solo per accentuare la creatività fotografica, il sottoscritto sia durante la 3 giorni dicamo… un minimo alticcio? Ecco si prega i colleghi blogger di evitare riprese e foto in situazioni imbarazzanti :P tanto di briachi in giro ce ne saranno diversi, proprio da me dovete venire ? ;)
–
* mi dicono che non è vero, e ci credo, ma sicuramente eravamo i più cattivi ;)
Ci voleva instant search per fare un nuovo post su questo blog :)
Come al solito il tempo di fare troppe riflessioni non ce l’ho…. quella che vedo all’orizzonte è però una bella rivoluzione per chi lavora nel mondo dei motori di ricerca.
Se fino a ieri l’unico parametro per valutare la bontà di una presenza in SERP era la posizione legata al CTR della SERP da oggi cambia tutto, e abbiamo in pole position, fortemente avvantaggiati, tutti quei domini e quei brand che contengono “inizi” di frasi o domande.
Mi spiego meglio.
Pensiamo ad un brand come “Che Banca” o a tutte le query che iniziano con una domanda… avranno un numero di impression notevolmente più alto, con un forte impatto sia sul CTR SEO che sul SEM (il tempo per un impression “conteggiata” è 3 secondi).
Cambierà poi proprio l’utilizzo del motore, si inizieranno a fare query “in crescita” e probabilmente si valuteranno decine di risultati in più di quelli che valuteremo normalmente.
Una classica ricerca di long tail probabilmente potrebbe finire in un click prima di essere scritta totalmente, e potrebbe nascere a tutti gli effetti una nuova metodologia di ricerca basata proprio su un approccio di questo tipo.
Certe informazioni alla lunga verranno cercate negli snippet di Google modulando le query (è perfetto per Chi vuol Essere Milionario :P )… anche per questo motivo mi sembra l’ennesima strategia per far restare il più possibile gli utenti sulla pagina del motore.. con le decine di considerazioni economiche, che già si iniziano a leggere in giro, che ne derivano applicando questo modello ad Adwords.
e voi.. che ne pensate?
PS: un ultima considerazione….
Avete visto il link di “instant” cliccato dalla home di google cercando “google instant” che parametri contiene ? :
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