E’ dal mio primo anno in Intarget (2007) che partecipo allo IAB Forum di Ottobre/Novembre… 5 anni, 5 IAB, tanti cambiamenti, anche se qualcuno dice non abbastanza.
La verità è che con il crescere dell’attenzione verso l’evento, nella ricerca di essere sempre più “mainstream” la quantità di tipologie differenti di possibili partecipanti aumenta ogni anno.
Mi è capitato in quest’ultima due giorni di confrontarmi con diverse persone che si lamentavano della qualità di questo o quello speech, e anche di leggere qualche articolo un po’ polemico sull’evento.
Visto che ho 2h di treno (nda: post scritto ieri sul milano-firenze) e mi annoio provo a darvi la mia opinione su cos’è IAB Forum, e sul perchè è difficile accontentare tutti.
Vediamo intanto un paio di elenchi dei partecipanti “medi” allo IAB Forum…
Lato espositori:
- area media e concessionarie
- motori di ricerca
- piattaforme varie (tutto il mondo email)
- altre piattaforme varie (web analytics & co)
- altre piattaforme varie (web reputation & co)
- Web Agency “classiche”
- testate giornalistiche di settore
- agenzie di consulenza Web Something (noi di Intarget Group siamo qui dentro)
- varie ed eventuali di settore
- varie ed eventuali che a volte mi chiedo che ci fanno
Lato partecipanti:
- venditori di qualsiasi cosa per cui ogni stand è possibile cliente (e che temo non vendano un cavolo)
- le solite 2 piattaforme di bidding management tedesche
- proprietari di siti vari che cercano db per dem da comprare o da vendere (meritano una cat a parte da quanti sono)
- clienti medi direttamente nella figura dell’imprenditore e/o addetto web interno
- clienti grandi nella figura spesso del (Web) Something Manager dove Something sta per qualsiasi cosa tranne developer
- curiosi, blogger di varie razze e qualche “blogstar” ormai convertita a twitter
- operatori del settore (area consulenza) freelance o di agenzia con un minimo di know how e interesse tecnico per uno o più aree vertical di solito discusse solo nei workshop in cerca di spunti reali (80% dei twit sul tema viene da qui e dalla categoria blogger&co, il restante 20% dalle aziende che accendono twitter dal 10 ottobre al 10 novembre)
- universitari che da grande vogliono fare i (Web) Somenthing Manager e che vedendo questa giostra si fanno un idea sbagliata del mondo
- tutto il resto degli operatori di cui sopra nei vari livelli della catena dal manager all’operatore
- giornalisti generici
- giornalisti di settore
- quelli che vengono solo per ascoltare l’ospitata dell’anno (che va da Anderson a Huffington passando per Fini e Romani)
- quelli che vengono solo per gadget e cibo e non hanno idea di cosa si parli
- i ladri di macbook (li mortacci vostri)
- standiste dalle gambe lunghe e le gonne corte
- addetti all’area food
- l’intera macchina IAB (grazie ragazzi!)
Sicuramente mi sono scordato qualcosa, integrate pure :)
Ora, e non me ne voglia nessuno che mi sono dimenticato, ma mi spiegate come si fa a giudicare “complessivamente” un evento così complesso? Come si fa a dargli un voto e a tirare le somme da un punto di vista “globale”?
E soprattutto nei vari workshop o interventi, a chi dovrebbe parlare l’espositore standard IAB? e con che registro e livello di dettaglio…?
I giornalisti vanno in plenaria a cercare di capire il mood dell’evento, qualcuno (di settore) si arrabbia perché è sempre la solita solfa (“il prossimo è l’anno del mobile” la sento dal 2008 e la dico dal 2010), qualcuno (generalista) si esalta per qualche citazione che può riportare sul prossimo numero, come un fotografo che si accontenta di un paio di scatti belli da un viaggio… (nda: ma nei workshop ci passate mai?)
La plenaria, anche qui ne sento dire tantissime: ad ogni iab passano dallo stand mille esaltati e mille delusi!
Forse qui qualcosa si potrebbe fare, esiste tutta una parte di web che in plenaria non ci finisce mai, e magari dovrebbe.. visto quanto è eterogeneo il mondo che segue il settore differenziare il tipo di intervento andando a ricercare e affrontare tutti quei temi e quelle novità che scuotono realmente il settore (e non parlo di social e mobile) potrebbe essere interessante.
Per dirne una nel 2011 devo ancora spiegare ad un sacco di gente cos’è la Web Analytics. Ed è GRAVE.
Anche nei Workshop son dolori, anche qui mille delusi e mille esaltati.
Il problema anche qui è che i workshop sopratutto sono invasi di operatori del settore, gente che “ci capisce” e che di solito vorrebbe sentire veramente spunti e novità, e si annoia facilmente ad ascoltare quello che invece serve al (WEB) Something Manager dell’azienda XYZ, anche lui presente nei vari vertical affrontati (search, analytics, email, reputation etc..).
La cosa buffa è che il Web Something Manager è quello che indirettamente ti paga lo stipendio quindi in teoria dovresti parlare a lui.. ma l’esperto è quello che ti cazzia su twitter se fai 20 minuti con insight ad un livello un po’ troppo alto. Non facile trovare la via di mezzo e prendere capra e cavoli :)
Personalmente per ogni speech (workshop) che ho fatto in IAB (4 ad oggi) le ho provate un po’ tutte e ho sempre avuto chi si complimentava e chi si lamentava. Spesso sugli stessi temi.
Fidatevi trovare un bilanciamento è dura… l’unica cosa facile, anche se qualcuno non l’ha capita ancora, è evitare di esagerare con il “cavolo se sono bravo” un po’ ci sta per carità… ma poi basta che altrimenti @Nelli vi cazzia ;)
Chiudo con la mia visione dell’evento, che solo i miei amici tecniconi seguiranno senza andare su Wikipedia: quando alzi il budget e spari kw un po’ fuori target con CPC aggressivi il traffico aumenta subito… il problema è se poi vai a vedere che succede al bounce rate… ed e’ inevitabile! A volte serve però, basta saperlo prima, avvisare il cliente e regolarsi quando fai poi il report ;)
Ci “vediamo” al prossimo IAB, chiunque voi siate :)
Riesco a scrivere il mio posto sul treno di andata, a pochi minuti dall’inizio… sempre meglio di niente :)
Il motto di quest’anno è “the new normal“, (Urban Dictionary spiega come viene usato il termine negli states) l’idea che quella che ieri era una niccha è oggi diventata la “nuova normalità”. In realtà a girare per le aziende ti accorgi che di strada da fare ne abbiamo ancora tantissima… anche se almeno l’abbiamo imboccata!
Il web, purtoppo, non è ancora la “nuova normalità”, certo è che non possono più permettersi di ignorarlo totalmente, e che volenti o nolenti i big spender, sopratutto quelli che in TV hanno una presenza costante e importante in termini di budget economici sono costretti a curiosare al di là del muro, per vedere cosa succede da queste parti :)
Nonostante la volontà ci sia, rimane però ancora vero che i budget in quest’area rimangono marginali rispetto agli spending sull’offilne, sopratutto se parliamo di consulenza, e non di budegt pubblicitari.
Per troppi (non per tutti!) “fare digital” vuol dire aprire una fanpage su FB e spendere qualche decina di k in più del solito in budget media… quanto è lontano dalla verità?
Per me la chiave di tutto è una sola: formazione, formazione, formazione.
Solo passando per persone realmente consapevoli del mezzo (e non intortate senza neanche capire cosa stanno comprando) questo settore può arrivare dove dovrebbe arrivare.
Via, se volete continuare la conversazione mi trovate allo stand di Intarget Group (G1), vi aspetto! :)
Per chi vuole seguire l’evento ricordo che l’hashtag ufficiale è #iabforum
Chi mi conosce probabilmente sa che le mie 2 più grandi “passioni” sono internet (qui) e la fotografia (qui e qui) :)
Fiero possessore di un Olympus E-30 cercando info sul mio prossimo obiettivo (inteso come “goal”, non solo come lente) (Zuiko 150 F2… magari :P) mi sono imbattuto diverso tempo fa nella campagna GetOlympus iniziata contestualmente al lancio delle Pen, le fantastiche micro4/3 Made in Oly che hanno creato un nuovo segmento nel mercato della fotografia.
Una campagna di Social Media marketing da manuale, ben pensata e che dimostra quello che si può fare con il mezzo se il progetto è ben strutturato e sopratutto integrato nei processi aziendali anche “offline” spesso difficili da coinvolgere.
Visto che può essere un buon spunto anche per il mercato italiano vi racconto un po’ gli spetti più interessanti della campagna.
Il cuore della campagna sono i 3 account social principali:
Twitter è usato come veicolo standard di promozione con circa 6/7 update giorno, Flickr ospita la comunità fotografica ma è la gestione di Facebook ad essere la vera chicca: una delle poche fanpage ben gestite e realmente engaging che conosca.
Appuntamenti settimanali di un ora con critiche fotografiche da parte di fotografi professionisti e famosi, session di q&a con direttori tecnici, marketing e persone del reparto IT Olympus, divisi per settore (oggi si parla di Pen domani della linea PRO, poi di compatte etc..)
Un tale livello di interazione con i team offline è realmente notevole sopratutto se penso a come normalmente vengono gestite e viste le attività social nelle aziende italiane da parte del management offline.
Questa volta peró si sono superati.
In questi giorni negli States hanno lanciato la campagna PenReady: hanno regalato 1000 E-PM1 in giro per New York City, Los Angeles, San Francisco, Toronto e Miami a gente “comune”, il tutto convogliando le foto dei fortunati 1000 in un blog Tumblr http://www.penready.com e veicolati attraverso Tweet, RT e link da Flickr e Facebook.
Mi fa strano non vedere Adwords, ho fatto qualche test ma non ho trovato annunci.
La notizia sta facendo il giro del mondo, e contemporaneamente stanno nascendo (forse causalmente, forse no) anche i canali Social di altri paesi, incluso l’europa con cui ho anche vinto un piccolo contest, l’Italia, dove è ottimamente gestito direttamente dal team Poliphoto, il distributore ufficiale.
Che dire… mi auguro che prima o poi iniziative (e budget!!!) di questo tipo arrivino anche a far capolino nelle strategie di Web Marketing delle aziende italiane, intanto alcune cose possiamo già prenderle ad esempio, senza la necessità di spendere un capitale in risorse ci sono tante belle cose da poter fare!
Chiudo con un bel VIVA Olympus… e con i miei personali complimenti a tutto lo staff @GetOlympus al Social Media Manager che ha messo in piedi l’iniziativa e ovviamente agli Italiani di Poliphoto.. sperando possano fare altrettando bene come il fratello maggiore US :)
Colpa (o merito) delle ferie mi ero perso una novità enorme nel mondo della Web Analytics, Google cambia il modo con cui le visite vengono “registrate” su Google Analytics.
Fino prima di questo update (live se ho capito bene dal 12 agosto) una “visita” in Google Analytics veniva attivata ogni volta che:
- Passano più di 30 minuti tra 2 pageview dello stesso visitatore
- Alla fine del giorno
- Il visitatore chiude il Browser
Dal 11 agosto è stata introdotta una nuova caratteristica al modo con cui GA segmenta le visite ovvero, viene creata una nuova visita ogni volta che cambia un qualsiasi parametro legato alle sorgenti di traffico (ad esempio utm_source, utm_medium, utm_term, utm_content, utm_id, utm_campaign, and gclid).
In questo modo si risolvono anche quelle apparenti “contraddizioni” presenti sul tool con keyword a 1 pageview (o peggio conversione!) e 0 visite.
Avinash nel suo post spiega in un video di circa 40 minuti che allego sotto, quali sono le implicazioni di questo cambiamento anche su tutte quelle metriche (bounce, tempo medio, page/visits, % ritorno etc..) che dipendono strettamente dal concetto di “visita”.
Il perchè di questo cambio è probabilmente anche legato al nuovo “multi channel funnel report” tolto dalla beta e annunciato pubblicamente solo qualche giorno fa.
Avinash chiude con: “In closing… Change is always hard to accept, especially when it comes with even the slightest impact on status quo. But if there has to be progress in life, then change is just the thing that puts us in a higher, more optimal orbit. It makes a better existence possible.”
Sono proprio curioso di sapere cosa pensano alla WAA e cosa faranno adesso gli altri tool, Omniture e Webtrends in primis, che mantengono ad oggi un concetto di visite standard, non legato quindi alle sorgenti di traffico e più in linea con le indicazioni della WAA.
Voi che ne pensate? Oltre alla modifica in se mi interessa capire come questo può impattare nel mondo della WA in generale.
Omniture ad esempio in molti report standard usa già il concetto di Istanze, qualcosa di molto più vicino al queste “nuove” visite, anche se non identico.. ma comunque qualcosa che esiste accanto all’indicatore “visite” generale, comunque presente, e che non impatta quindi su tutte le altre measures presenti.
Qui quello che è successo è che il più usato tool di Web Analytics al mondo ha cambiato, in faccia alla WAA, l’unità di misura standard di tutto il settore.
Vi chiedo, che impatto può tutto ciò avere secondo voi?
NOTA: qualcuno mi ha fatto notare che l’attuale definizione di Visite della WAA non esculde automaticamente questo tipo di implementazione, che dovrebbe quindi essere comunque WAA Compliant.
Dopo qualche settimana di test provo a dire la mia su Google Plus, o G+, il nuovo social network di Google, in beta ad un numero ristretto di utenti da qualche settimana.
Non mi soffermerò su feature, problemi, idee, caratteristiche, ci sono decine di post che hanno sviscerato la cosa, vorrei approfondire il tema da un altro punto di vista.
Credo che questa vignetta di XKCD rappresenti perfettamente quello che almeno per chi lo sta testando in questo momento (addetti ai lavori) potrebbe essere G+.
Non so invece quello che potrebbe diventare.
Personalmente sia a livello di UI sia a livello di concetti e idee di base mi piace di più di FB, ci sono diverse cose da modificare e da smussare quà e la, ma la base da cui si parte è veramente ottima considerando il potenziale Google alle spalle del progetto.
Ad oggi, sebbene sia in “early stage” manca tutta quella parte di “rompimenti” che almeno personalmente odio su FB, applicazioni invasive, giochini, gruppi spastici etc etc.. il problema è che quello che io odio in realtà è il punto di forza di FB e uno dei principali motivi per cui ha 750 Milioni di iscritti.
Personalmente ho un utilizzo “anomalo” di FB, almeno rispetto ad un utente standard (uso una 15ina di liste da tempo immemore, ho tipo 11 app installate e meno di una 40ina di “like” su fanpage). Per me vedere nascere G+ è sicuramente una buona notizia, anche se non so quanta presa farà sul resto del mondo.
Diciamocela tutta, a chi come me passa una media di 10/12h al giorno su internet l’utilizzatore standard di FB sembra un “troglodita digitale” senza nessuna cognizione di causa ne di quello che fa ne delle conseguenze dell’utilizzo di un mezzo come quello.
E FB stessa non sembra interessata a portare questa nuova ondata di “internauti” (come piace dire ai giornali seri) verso una formazione decente dell’utilizzo consapevole di Internet.
Con l’avvento di FB alle masse si è rivisto, come in un vecchio film, l’avvento di un internet ormai superato da tempo… troll, demagogia, gif animate, liti furiose tra fazioni immaginarie, giochini spastici e il tutto condito con la completa distruzione (forse inevitabile e impercettibile) del concetto di Privacy.
Credo nella vita “digitale” di tutti noi ma sopratutto di tutti “loro” (quelli che con FB hanno scoperto la rete) ci sia spazio per creare un social network che abbia nei confronti di questo tipo di utenza una carattere di tipo anche formativo, che cambi il modo di percepire la rete e i social network, che faccia evolvere anche il Facebookiano medio verso un utilizzo consapevole di strumenti come quello.
G+ in questo è partito bene basti pensare ad esempio al concetto di contatto “asimmetrico” (un po’ alla twitter per intenderci) e al il forte pushing sui circles, anche se vanno migiorati, su Facebook le liste fanno anche di più, ma vengon snobbate dal SN, moltissime persone neanche sanno che esistono e farle quando hai 400/500 amici è impensabile…
Una cosa che invece vedo da molti sottovalutata invece e che per me è il vero “Plus” che un SN made in Google può dare alla sua utenza, è la Ricerca.
Se riusciranno veramente ad integrare la ricerca di informazioni in un concetto di rete sociale e fondere i vari sistemi (google, gmail, g+, greader, gdoc) forse riusciranno anche a creare un nuovo centro di partenza della nostra vita digitale…
Nella più futuribile e rosea previsione non diventerà quindi un clone di FB (che questa occasione l’ha ormai persa scegliendo una via ben più semplice) diventerà un estensione digitale della nostra persona, sia a livello di rapporti sociali che di mezzo (come una macchina, un bancomat etc..).
Se poi si pensa a cosa può fare uno strumento del genere integrato perfettamente in quello che saranno i cellulari tra 3-4 anni l’impatto sulla vita di ognuno di noi (con il presupposto però di un utente però più consapevole rispetto ad adesso) potrebbe essere molto alto.
Per adesso ovviamente non c’è niente di tutto questo, forse è solo un augurio che mi faccio, voi invece che ne pensate?
Mi viene quasi da ridere a scrivere un post come questo ad paio di giorni di distanza alle mie critiche a Report.. ma come si dice quando ci vuole ci vuole ;)
Assisto con un po’ di sgomento al polverone delle ultime ore : Tutti vs Patrizia Pepe.
Riassunto della vicenda
Un’immagine del profilo facebook dell’azienda con una ragazza forse un po’ troppo magra (mah!); qualche critica su FB di alcuni utenti; risposte probabilmente un po troppo secche dal brand; qualche post su qualche forum di settore (web marketing) con segnalazione e implicito invito a nozze; qualche ora e tutto passa su twitter, sopratutto dopo la ripresa un po’ a gamba tesa di ninja, che ne fa un “case study”.
Una volta su twitter parte un vero e proprio “massacro” con un insolito botta e risposta dal Brand che decide in modo aperto e chiaro di rispondere punto per punto e soprattutto a tono ad ogni critica, usando un linguaggio forse discutibile, e che sicuramente non è facile trovare in una pagina istituzionale di brand.
Tralasciando da che parte stia la ragione, che non è oggetto di questo post, e tralasciando la gestione dell’account istituzionale su cui si è detto molto, forse anche a sproposito, vorrei fare qualche riflessione sul tema della demagogia sui social italianie sui risvolti che può avere nella gestione della reputazione dei brand online.
Visto che lo faccio di mestiere mi perdoneranno le parti in causa (utenti e il brand) se prendo spunto da questa vicenda per questo post per analizzare il tipo di demagogia che quotidianamente “sopporto” prevalentemente su Facebook e Twitter.
Su Facebook personalmente vedo una demagogia dilagante ma tutto sommato innocua.
Se avete un profilo FB avrete diversi amici che postano quotidianamente link e frasi più o meno profonde, sagge, deprimenti, fighe etc… Il loro profilo FB è spesso specchio di quello che vorrebbero essere, non esiste però un secondo fine, semplicemente si proietta su FB un immagine diversa di noi stessi.
Scatenare su FB una protesta di massa anche per questo motivo è semplice, su fb è facile prendere posizione sopratutto su temi caldi (in questo caso l’anoressia) anche per il semplice desiderio di mostrare il nostro pernsiero a riguardo, e dire una cosa anche forte costa un click e pochi secondi, poi si chiude e non siamo tenuti ne a rispondere ne a risponderne, ne a dimostrare con i fatti come effettivamente la pensiamo sull’argomento.
Non dimentichiamo poi che soprattutto per chi ha scoperto le conversazioni online solo con facebook, finire in trolling e flame infiniti è un attimo; la netiquette è un concetto ormai in disuso, ed è difficile resistere al massacro di massa, anche perchè non esiste moderazione una riconosciuta da tutti, ma solo una censura patita poco da molti.
Su Twitter (lasciatemela identificare per un attimo come la patria degli utenti “PRO”) la demagogia ha una veste diversa, e personalmente la vedo quasi sempre associata al #FAIL quando va bene al RT di #FAIL quando va male.
Il “FAIL Facile” è diventato il nuovo modo con cui i social media something italiani si autoproclamano tali, si sentono “ganzi” diremmo dalle mie parti, è il modo con cui i Guru diventano tali e trovano adepti, è il modo con cui gli aspiranti specialisti di SMM creano visibilità e autorità intorno al loro profilo.
Ti piace vincere facile? recita la pubblicità del gratta e vinci?
Ecco penso che certe rivolte di massa come quella che leggo adesso contro il brand PatriziaPepe (e anche parte dei commenti a Report di ieri, anche se il tema è decisamente diverso e anche la dinamica con cui si è propagata la discussione) siano realmente al limite del trolling. Questo anche sela gestione del canale da parte del brand (tipicamente ti aspetteresti un comunicato stampa non un botta e risposta con toni molto duri a mezzanotte e passa!) con forse un briciolo di ingenuità o forse un idea chiara e un po’ spregiudicata delle dinamiche della comunicazione online, non fa che alimentare la cosa, anche se probabilmente è anche un modo per definire chiaramente la posizione del marchio sulla faccenda.
Il problema, sopratutto degli operatori, è che si da per scontato che qualsiasi cosa un brand decide di fare su internet diventa immediatamente vivisezionabile e attaccabile da tutti i punti di vista, in pubblico e possibilmente in massa.
Credo sia una pratica scorretta ed evitabile che sicuramente non fa bene al settore sopratutto se “coordinata” da interventi incalzanti di vari operatori del settore che poi con i brand italiani ci mangiano.
Stiamo parlando delgli stessi operatori che incontri in giro e si lamentano che i brand italiani non si aprono al social media marketing.
Se un azienda scende “in piazza” deve evidentemente mettere in conto cose di questo tipo, ma da utenti, e soprattutto da professionisti del settore, ha senso partire alla carica e giocare ad un massacro “facile”?
E ci sono differenze nette con il caso di Report di ieri, perché se li mondo dei Social italiani è stato toccato sul vivo, questa volta il processo è totalmente diverso e guidato solo ed esclusivamente dalla voglia di partecipare ad una critica di massa, senza motivazioni dirette di nessun altro tipo.
Mi spiego: se a muoversi fosse stata un gruppo di persone coinvolte sul tema (anoressia) sarebbe stato diverso, ma qui si parla solo di operatori.. ma che senso ha?
Sicuramente la vicenda non finisce qui, mi aspetto di trovarla citata in presentazioni e convegni sul tema (e probabilmente non è neanche sbagliato), ed è probabile che venga portata come case di gestione del branding negativa (certi commenti sono oggettivamente un po’ oltre le righe, anche se quasi sempre in corrispondenza di messaggi altrettanto forti).
Resta il fatto che gli stessi utenti che comodamente criticano ogni virgola della comunicazione dei brand online vorrei vederli a mezzanotte e un quarto dietro una scrivania a gestire centinaia di tweet di insulti, magari un capo inferocito e il lavoro di tutti i giorni da portare avanti. Allora si che ci sarebbe da ridere ;)
La verità è che buona parte delle critiche arrivano da chi sa tanta teoria… e poca poca pratica!
Se si avesse vagamente presente la fatica che un marketing manager deve fare per portare un brand sul social, per convincere un top manager che lo scambio con gli utenti è un qualcosa di positivo, e che il web non è una giungla senza controllo o un mare pieno di squali, forse vicende come questa non esisterebbero. NB:mi metto volentieri in mezzo agli operatori dal FAIL facile, probabilmente se scavo tra i miei tweet ce ne sono di fail o RT fail, la mia provocazione parte da una presa di consapevolezza del problema e dalla volontà di usare il mezzo in modo sempre più corretto costruttivo.
Aggiornamento
Alla fine c’è stato una giusta ammissione di colpa da parte del brand per i toni usati, ecco la comunicazione ufficiale sul blog aziendale: http://patriziape.pe/gvpsCJ
Ogni tanto mi ricordo a cosa servono i blog, in questa “statusfera” ( non ricordo dove l’ho letto, il termine non è mio! ) trovare il tempo, la voglia e la necessità di scrivere un post mica è semplice :)
La puntata di ieri di Report di ieri però ha fatto parlare così tanto che ammazzarsi in 140 caratteri di tweet per cercare di spiegare cosa ne pensi è puro masochismo… preferisco quindi trasferire qui le mie opinioni e chiuderla qui ;)
Sulla rete si legge di tutto una vera rivolta digitale contro una trasmissione storicamente amata dai vari social network, ma ieri le cose sono andate diversamente, qualcuno dice perché si è toccato un nervo scoperto, o che in molti hanno la coda di paglia. Probabilmente in molti casi è vero.
Per come la vedo io il servizio è prima di tutto divisibile in 2 parti: da una parte una spiegazione di come guadagnano Google&FB, trattata bene e sulla quale ho veramente poco da dire.
Dall’altra un focus su pericoli della gestione della privacy e dell’iscrizione e l’utilizzo in particolare di FB dove se da una parte non è stato detto niente falso, non nascondo mi ritrovo un po’ meno…
Una certa approssimazione, qualche precisazione non fatta, un tono da caccia alle streghe… tutto montato ad hoc per dimostrare il “male” che sta dietro a questo tipo di Servizi.
Male che non mi sento neanche di escludere a priori, intendiamoci! Se avessi un figlio di 12 anni oggi sarei terrorizzato all’idea di lasciarlo davanti ad un pc (anzi un mac! :P) N ore al giorno senza controllo.
Non penso assolutamente che tutto ciò che è “internet” sia buono, ne che tutto ciò che è “social” o “condivisione” sia buono, ma è un qualcosa di inevitabile, nascondersi dietro ad un dito, demonizzare lo strumento, ammonire e terrorizzare i genitori che hanno i figli su FB… non serve a niente, anzi, alimenta ancora di più quella frattura tra genitore/figlio che da ancora più potere al mondo digitale.
Viviamo in Streaming, è un dato di fatto, e sarà sempre peggio!
Serve formazione, non solo informazione, serve convincere la gente a studiare per rendere il più innocuo possibile uno strumento che volenti o nolenti sempre di più farà parte della nostra vita, serve far vedere come si può difendersi da queste insidie, non dimostrare che ci sono e chiuderla li… Qualcuno potrebbe pensare che non ci si può fare niente, in realtà come user “avanzati” sappiamo che ci sono diversi modi di utilizzare FB, tutti hanno dei compromessi, ma fare di tutta un erba un fascio è un pò riduttivo forse…
Un’ultima considerazione su quello che considero anche un autogol: la scelta di omettere certi particolari e di trattare il tema in modo un po’ leggero per sostenere una tesi si è dimostrata particolamente pericolosa anche da un altro punto di vista, perchè in diversi si sono fatti la domanda: e se ogni argomento è trattato così?
Vabbè.. aspettiamo Diaspora*, e nel frattempo.. voi che ne pensate?
Dati come questi oltre a dare uno spaccato “VERO” di come anche un evento tipicamente “1.0″ crea interazione con la rete nel 2010, con che tempi, e con che modalità dovrebbero far riflettere, e non poco, sulle potenzialità che questi mezzi hanno per la promozione del territorio.
Io sono sempre più convinto che questa “roba” andrebbe insegnata ai ragazzini, almeno quanto la matematica :)
Prima della presentazione un ringraziamento va ovviamente a Robi per avermi coinvolto prima come fotografo, poi come analista, il comune di Capoliveri e Claudia Lanzoni per aver creduto nel progetto e ovviamente tutti i blogger che hanno accettato di compilare i miei XLS folli e un pò pallosi, ma ai quali ricordo che senza numeri, saremmo solo fuffa ;)
Voglio anche ringraziare pubblicamente chi sta riconoscendo il valore dell’iniziativa diffondendo questi dati su internet, sono in diversi, ma una su tutte particolarmente autorevole visto il topic, mi ha fatto particolarmente piacere, grazie Roberta ;)
Commenti e idee, come al solito, sempre benvenuti.
Di ritorno da uno Iab Forum 2010 scoppiettante dove si dice si sono passati i 10.000 iscritti tiro giù due righe che probabilmente neanche pubblicherò ;)
E’ il mio quarto IAB e come al solito non sono riuscito a vedere nemmeno un workshop (tranne il mio!) quindi i commenti su quelli, o sulla plenaria li lascio ad altri.
Sono molto contento invece della riuscita dello speech sul Search Marketing a cui ho partecipato come relatore: una sala a “tre colonne” da credo circa 400 persone piena fino all’orlo con qualcuno in piedi e qualcuno a sedere per terra nonostante una posizione (-1) scomoda e sicuramente nascosta ai più.
Segno che dopo tutto, e nonostante tutto, la Search “continua a tirare” :)
Il dato forte che continua a rimbalzare da un blog all’altro è il MILIARDO di Euro investiti globalmente nel mercato internet italiano e di cui, anche se questo rimbalza meno, quasi il 50% è Search (ADV).
Nereo nel suo speech ci ricorda come da quel conto mancano però le infinità di competenze fatte proprie “in toto” dalle agenzie di “search marketing” ormai vanno ben oltre alla SEO classica dedicandosi infatti a tempo pieno all’analisi delle performance, Web Analytics, test usabilità (Eye Tracking, A/B, MVT etc..), reputazione online e per le infinità di declinazioni più o meno search-centriche a cui siamo abituati, proprio perchè tutto gira intorno al motore e perchè l’evoluzione continua di questo strumento ci COSTRINGE ad evolverci a ritmi altissimi.
In un mondodi belle parole e banner scintillanti sempre più invasivi (e costosi!) il cui scopo e trasformare in una comunicazione MONODIREZIONALE in stile TV un mezzo che monodirezionale non è… sono felice di lavorare in un settore dove anno dopo anno si portano risultati con budget ridicoli e si spinge per un evoluzione vera che tenga conto di tutto quello che succede sul web e sempre focalizzata a ROI e risultati e non solo ad una creatività troppo spesso (ma non sempre… vedi il semplice ed efficace “the web is”) fine a se stessa.
Sono felice di lavorare in un mondo dove guardiamo quasi solo quello che succede DOPO il click, perché prima non conta un granché e dove se qualcosa non funziona si può intervenire al volo, e non “alla prossima campagna”.
Sono felice di vedere come allo speech sul search marketing le presentazioni da ormai diversi anni parlano dei riflessi che la ricerca ha nella vita delle persone e non più di di motori di ricerca, e che fare search marketing sia diventato a tutti gli effetti prevedere dove e come si svilupperanno bisogni degli utenti.
Sono infine felice e di vedere che il pubblico continua ad apprezzare la “ricerca” che questo settore, più di ogni altro sul web, continua a fare per migliorare se stesso e le performance dei propri clienti.
Concludo quindi con un ringraziamento “globale” a tutti i Search Marketer in erba o ormai di vecchio pelo, indipendentemente dall’acronimo con cui si fanno chiamare, che sono convinto rendano realmente il web un posto migliore! (ma si.. esageriamo ;) ! )
Long life to Search!
PS:
Tra qualche giorno qui ci sarà il video del mio intervento, e qui sotto ci sono le “slide” :)
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